OPERE IN MOSTRA A MILANO
SCANAVINO
“1954-1983”
ALLA GALLERIA DEP ART
La nona mostra della galleria Dep Art di Milano, rende omaggio a Emilio Scanavino con una selezione di 20 opere realizzate tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta.
L’esposizione avrà luogo a Milano dal 14 novembre al 20 dicembre 2008, e che sarà inaugurata il 14 novembre. L’arte di Emilio Scanavino è stata segnata da un perenne conflitto interiore, dal carattere riflessivo della pratica segnica che afferma prepotentemente l’idea di un segno profondo (un segno gravido di quel desiderio di testimoniare l’inevitabile fragilità umana e l’esasperazione degli individui),
da una spiritualità escatologica che lo spinge a concentrarsi sul valore simbolico del grande vuoto e dal perdurare delle tracce relittuali di corpi e di figure larvali, oltre che dall’angosciosa dialettica tra presenza-assenza/vita-morte che si configura in modo ossessivo nel motivo del groviglio e del legamento che l’artista inquadra in strutture geometriche di tipo architettonico e simbolico.
Emilio Scanavino (nato a Genova il 28 febbraio 1922 e morto a Milano il 28 novembre 1986) si è imposto sin dagli anni Cinquanta come uno dei maggiori protagonisti dell’Arte Italiana.Le caratteristiche della sua pittura e in modo particolare il suo personalissimo segno si legano ed al tempo stesso si distinguono dall’informale di cui è stato un esponente di rilievo internazionale.
Più volte presente alla Biennale di Venezia (1950-1954-1958) è invitato con una sala personale nel 1960 e nel 1966 vince il premio Pinin Farina. Ha esposto nelle principali gallerie italiane e tenuto personali all’estero: a Londra, Parigi, Bruxelles, Copenhagen, Amburgo, Malmo, Filadelfia ecc. Tra il 1973 e il 1974 gli vengono allestite tre importanti mostre antologiche: alla Kunsthalle di Darmstadt, a Palazzo Grassi a Venezia ,e a Palazzo Reale a Milano.Della sua opera hanno scritto i maggiori critici, tra i quali Jaguer, Ballo, Jouffroy, Crispolti, Sanesi, Russoli, G.M.
Accame con volumi monografici. Dopo la sua scomparsa la città di Genova gli ha dedicato una importante antologica nel 1987, al Museo d’arte contemporanea di Villa Croce. All’inizio del 1999 alla Galleria Civica di Modena è stata presentata una rassegna sul periodo 1954-1962. Nel 2002 la mostra “Omaggio a Emilio Scanavino” viene allestita nei Chiostri di Santa Caterina, Oratorio dei Disciplinati a Finale Ligure. Nel 2003 la Galleria S.Fedele di Milano gli dedica la personale “Scanavino e il sacro”. Nell’estate del 2008 viene esposto “Il muro ritrovato” al Priamar di Savona nella sala della sibilla. INFO: DEP ART via Mario Giuriati, 9 - 20129 Milano tel/fax +39 02/36535620 e-mail: art@depart.it www.depart.it
L’esposizione avrà luogo a Milano dal 14 novembre al 20 dicembre 2008, e che sarà inaugurata il 14 novembre. L’arte di Emilio Scanavino è stata segnata da un perenne conflitto interiore, dal carattere riflessivo della pratica segnica che afferma prepotentemente l’idea di un segno profondo (un segno gravido di quel desiderio di testimoniare l’inevitabile fragilità umana e l’esasperazione degli individui),
da una spiritualità escatologica che lo spinge a concentrarsi sul valore simbolico del grande vuoto e dal perdurare delle tracce relittuali di corpi e di figure larvali, oltre che dall’angosciosa dialettica tra presenza-assenza/vita-morte che si configura in modo ossessivo nel motivo del groviglio e del legamento che l’artista inquadra in strutture geometriche di tipo architettonico e simbolico.
Emilio Scanavino (nato a Genova il 28 febbraio 1922 e morto a Milano il 28 novembre 1986) si è imposto sin dagli anni Cinquanta come uno dei maggiori protagonisti dell’Arte Italiana.Le caratteristiche della sua pittura e in modo particolare il suo personalissimo segno si legano ed al tempo stesso si distinguono dall’informale di cui è stato un esponente di rilievo internazionale.
Più volte presente alla Biennale di Venezia (1950-1954-1958) è invitato con una sala personale nel 1960 e nel 1966 vince il premio Pinin Farina. Ha esposto nelle principali gallerie italiane e tenuto personali all’estero: a Londra, Parigi, Bruxelles, Copenhagen, Amburgo, Malmo, Filadelfia ecc. Tra il 1973 e il 1974 gli vengono allestite tre importanti mostre antologiche: alla Kunsthalle di Darmstadt, a Palazzo Grassi a Venezia ,e a Palazzo Reale a Milano.Della sua opera hanno scritto i maggiori critici, tra i quali Jaguer, Ballo, Jouffroy, Crispolti, Sanesi, Russoli, G.M.
Accame con volumi monografici. Dopo la sua scomparsa la città di Genova gli ha dedicato una importante antologica nel 1987, al Museo d’arte contemporanea di Villa Croce. All’inizio del 1999 alla Galleria Civica di Modena è stata presentata una rassegna sul periodo 1954-1962. Nel 2002 la mostra “Omaggio a Emilio Scanavino” viene allestita nei Chiostri di Santa Caterina, Oratorio dei Disciplinati a Finale Ligure. Nel 2003 la Galleria S.Fedele di Milano gli dedica la personale “Scanavino e il sacro”. Nell’estate del 2008 viene esposto “Il muro ritrovato” al Priamar di Savona nella sala della sibilla. INFO: DEP ART via Mario Giuriati, 9 - 20129 Milano tel/fax +39 02/36535620 e-mail: art@depart.it www.depart.it
postato da: lucart alle ore 13:06 | Permalink | commenti
categoria:arte, fotografie, metafisica, dipinti, mostre, , angeli, arte contemporanea, quadri, arte moderna, istallazioni, ceramiche, arte cinetica
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un servizio di ceramiche per la tavola, progettato e disegnato da Lorenzo Prando e Riccardo Rosso, che Terre d’Arte ha voluto editare affidandone la realizzazione alla fornace “Il Tondo” di Marcello Mannuzza. Lorenzo Prando e Riccardo Rosso, entrambi laureati in Architettura presso il Politecnico di Torino, costituiscono lo studio nei primi anni ’70 provenendo da diverse esperienze progettuali. 
Pittrice, fotografa, grafica di grande respiro analitico, la Piccinini racconta la quotidianità dell’umanità che vive e scompare su un pianeta che le appare come il regno della felicità dei sensi. Lo spirito, l’amore, l’intimo sono le basi di questa fortunata esperienza di sintesi di segno, anche se questa artista non trascura di occuparsi di temi toccanti della cronaca, come la violenza sulle donne. 
l’artista fiorentina che affascinata dal personaggio di Audrey Hepburn, ha dedicato questa serie di opere alla grande attrice, scegliendo una realizzazione quasi fotografica, in alcune tele utilizzando un bianco nero di grande impatto visivo. Albiati è continuatrice della cultura figurativa europea, che ha dato il meglio di sé a Parigi nei primi due decenni del secolo scorso. Nel contempo ha saputo conservare la sua solidità toscana, che la accompagna da una composizione all´altra, dove la linea diviene predominante.
Tele piacevoli, soffici come velluti, composte da pennellate forti che, attraverso l´analisi del ritratto della grande attrice, riescono a trasfondere nello spettatore una vena inesausta d´idillio e di poesia che fa sognare coloro che chiedono ancora all´arte un po´ di gentilezza, una via di fuga verso un mondo innocente, come avveniva nei quadri dei grandi pittori del passato. La pittura di Sabrina Albiati, con l´ausilio delle campiture piatte, supera il concetto di quadro e permette di andare verso spazi e tempi senza limiti, viaggiando nell'affascinante passato cinematografico con grande respiro. I film della Hepburn diventano una sorta di prolungamento degli organi di senso dello spettatore, captando nuova energia che viene trasferita sulle tele, per creare soggetti attuali e puri. E´ pittura lirica e fluente, rapida e incisiva nel segno che vola a fermare un´emozione. Nei suoi quadri troviamo suggestione e qualità, esistenza e vitalità, che allargano il tema del ritratto: ormai la cronaca è diventata storia, e la lezione della Albiati è una straordinaria e irripetibile interpretazione.
Di questi artisti infatti nessuno lavora sull’immagine della realtà pura (lo stesso Omar Galliani porta le sue modelle in paesi lontani, le sue figure escono dal sogno e dall’inconscio per affiorare nella realtà) ma su immagini che nascono dalla loro memoria e dai loro ricordi. Artisti che hanno colto il nodo, il punto di sutura tra passato e futuro, negli spazi e negli oggetti rimasti impigliati dentro la rete del loro pensiero.

“Sono una pittrice novarese, nasco artisticamente come autodidatta, tutto ciò che propongo è frutto della mia personale esperienza e ricerca” afferma Sara Forte, “solo di recente ho cominciato a prendere lezioni dal maestro Vittorio Alfieri, che mi ha aperto le porte allo studio ed al perfezionamento delle tecniche pittoriche eseguite dai grandi del passato. I miei lavori sono principalmente su tele e tavole di diverse dimensioni, uso prevalentemente colori ad olio, talvolta assemblati con acrilici, sabbie e stucchi per la realizzazione degli informali.
Curiosità, sensibilità e voglia di raccontare il mio mondo mi spronano a studiare costantemente per raffinare ciò che nel tempo ho appreso, mi trovo quindi divisa tra il figurativo e l’astratto, tra l’ambiguità di atmosfere fantastiche ed enigmatiche a corpi e volti di donne che ti chiamano con la sola forza dello sguardo, mostrando le loro forme in una passionale seduzione. L’idea è quella di permettere a ciascun osservatore di trovare la sua definizione di ciascuna donna, di identificarla alla stregua delle emozioni e sensazioni che affiorano alla vista di ogni opera. Il termine “nulla” utilizzato nel titolo della mostra vuole rappresentare proprio questo concetto, ovvero libertà di interpretazione dello spettatore”. Sara Forte è un’artista che ha dentro di sé, senza che appaia, un fuoco che si placa soltanto in parte, quando si attarda a dar vitalità ad una dolce figura femminile che comprime il suo ardore. E’ un’artista padrona della forma, che sceglie di arrivare ad un equilibrio nel quale preparazione, esperienza e fantasia, condite da doti istintive, fa emergere sempre in modo indelebile, l’impronta dell’artista creatore. Si tratta di tele sempre più espressive, soffici come velluti, fatte di pennellate quasi impalpabili: donne che trasfondono una vena inesausta d’idillio e di poesia che fa sognare coloro che chiedono all’arte un po’ di gentilezza, una via di fuga verso un mondo innocente, come avveniva nei dipinti dei grandi pittori simbolisti del passato. I suoi lavori sono la testimonianza di assoluta maestria, che eccelle nella trattazione del nudo con le espressioni più diverse, ricercate e sintetizzate in una complessità mimica notevole. Sono dolci le presenze silenziose delle sue fanciulle, la cui casta nudità sembra provenire da un affresco antico. E’importante quel che emerge soprattutto dal disegno dell’immagine femminile, dove l’evento narrativo si attua in un processo di spiritualizzazione, attraverso pochi, ma ricchi elementi pittorici, dove l’armonia nasce dalle forme e dalla intensità della luce. L’esposizione è stata organizzata da Studio Sette. I lavori di Sara Forte sono esposti in mostra permanente presso l’Oriental Gallery di Colleferro, a Roma.
Eliana Frontini presenterà in anteprima il suo ultimo lavoro, “Nuntius Dei: kom’è? Stai kucendo angeli?”, fotografie di angeli feriti, angeli che urlano la disperazione. Angeli cuciti con filo da sutura, gli occhi dolorosamente chiusi, le labbra forzatamente cucite. Gli urli diventano silenti, non si possono liberare. Testimoni di un Dio impotente, sono costretti al silenzio. L’installazione consta di un numero variabile di angeli, il formato è quello della fotocopia A4, simbolo di un’eterna replicabilità. Le foto sono state ritagliate e poi poste su stoffa, reminescenza di un sudario che non si usa più. 



